Macchie rosse sulla pelle con prurito e dolore: i primi sintomi della psoriasi

 
 

La psoriasi è una patologia della cute immunomediata, che affligge circa due milioni e mezzo di italiani. Interessa ugualmente sia uomini che donne e si manifesta soprattutto in due fasce d’età, ovvero tra i 20 e i 30 anni e in età più matura, tra i 45 e i 50 anni.

La psoriasi ha una predisposizione genetica, è caratterizzata dalla comparsa di macchie rosse che desquamano e ha un andamento cronico recidivante. Questo significa che, anche se guarisce, la psoriasi tende poi a ripresentarsi. Ci sono però delle misure che potete adottare non solo per curarla, ma anche per prevenirla; in questo articolo vi spiegheremo cos’è la psoriasi, come si presenta, come curarla e quali abitudini alimentari ne favoriscono la prevenzione.

 

Sintomi

Da non confondere con l’eczema o le dermatiti, la sintomatologia della psoriasi prevede la diffusione sulla cute di chiazze rosse che si desquamano; provoca prurito e spesso dolore, dato che la pelle colpita, oltre a prudere molto, tende ad essere molto secca, facilitando la formazione di piaghe e lesioni. Si manifesta in particolar modo su braccia, gambe, ginocchia, gomiti e cuoio capelluto e in alcuni casi può andare a ledere le articolazioni (artrite psoriasica), provocandone l’infiammazione, soprattutto per quanto riguarda quelle delle mani, piedi e tendini di Achille.

 
 

Possibili cause

Come vi abbiamo già anticipato, la psoriasi deriva da una predisposizione genetica. Tuttavia, ci sono delle cause scatenanti che possono favorirne la comparsa:

  • traumatismi meccanici (lesioni della cute, come graffi o tagli)
  • traumatismi chimici e allergici (dermatiti allergiche possono slatentizzare la psoriasi)
  • infezioni, soprattutto quelle del cavo orofaringeo, come il mal di gola
  • uso di farmaci betabloccanti, per esempio quelli per la pressione o per il cuore
  • fattori ambientali: infatti, se durante l’estate i raggi UV permettono una regressione della psoriasi, in inverno è più facile che si manifesti
  • abitudini di vita poco salutari, come il fumo
  • disordini metabolici, come ad esempio l’obesità e il diabete

 
 

Cure

Anche se tende a ripresentarsi nel corso della vita di un individuo, la psoriasi può essere curata; ci sono diversi metodi, che si differenziano per tecnica ed efficacia: è possibile applicare creme sulle zone interessate, a base di cortisone o contenenti vitamina D, che aiutano la psoriasi a regredire, oppure sottoporsi alla fototerapia, sfruttando l’azione positiva dei raggi UV su questa patologia. Se si desidera agire in modo più radicale, invece, si può procedere all’assunzione di farmaci: può trattarsi di farmaci tradizionali (di origine chimica, come i ritenoidi o gli immunosoppressori) o sistemici (di origine biologica, ovvero degli anticorpi che vengono assunti per via endovenosa o sottocutanea).

 
 

Psoriasi: cosa si puo mangiare

Data la cronicità della psoriasi, la prevenzione è molto importante: cercate di mantenere uno stile di vita sano e di non sottoporvi a uno stress eccessivo. Il fumo è un fattore che favorisce la comparsa di questa patologia e sarebbe quindi bene che smettiate, ai fini di un’efficace prevenzione.

Da questo punto di vista, la dieta ha un ruolo molto importante: mantenendo un regime alimentare salutare potete tenere la psoriasi sotto controllo e prevenirla. Determinati alimenti sono particolarmente benefici in questo senso: tutti quelli ricchi di vitamine, di Omega3 e acidi grassi, per esempio. Cercate quindi di includere molta frutta e verdura nella vostra dieta e di assumere pesce regolarmente, mentre sarebbe meglio diminuire l’assunzione di carne rossa e di grassi saturi. Può essere d’aiuto integrare nella propria dieta degli specifici integratori alimentari per potenziare le difese immunitarie. Uno di questi è senza dubbio la bevanda che contiene l’estratto di foglie di olivo.

 

Vitamina D: facciamo chiarezza

Per vitamina D s’intende un gruppo di pro-ormoni liposolubili. Si tratta, quindi, di una vitamina che si comporta quasi come un ormone e che è solubile nei grassi, dove tende ad accumularsi. La carenza di questo gruppo vitaminico nei bambini è associata al rachitismo mentre, negli anziani, è connessa a problemi di osteomalacia.

 
I campi d’applicazione della vitamina D
Gli studi condotti su questo gruppo di vitamine hanno permesso di ampliarne le conoscenze e svincolarle dal campo d’azione riferito esclusivamente alla salute delle ossa.

Innanzitutto, si sono stabiliti nuovi parametri che individuano i valori ottimali di vitamina D in un range compreso tra i 30 e i 100 mg. Inoltre, sempre più evidenze mettono in rilievo l’importanza che la vitamina D riveste per le difese del sistema immunitario e per il trattamento di patologie cancerogene, dimostrandosi un inaspettato alleato per contrastare lo sviluppo delle cellule tumorali.

 
Le vie per assumere la vitamina D
Fin dalla sua scoperta, fu subito chiaro il ruolo che la vitamina D riveste nell’ambito dell’assorbimento del calcio, un sale minerale facilmente integrabile con gli alimenti. Ma quali sono le fonti principali della vitamina D?

Per cominciare, il nostro organismo è in grado di sintetizzare la vitamina D attraverso l’esposizione al sole. Tuttavia, non è sempre facile fare questi “bagni di sole“, soprattutto se si vive in città. In realtà, per attivare il processo di sintesi della vitamina D, bastano 15 minuti di esposizione, magari scoprendo, oltre al viso, le braccia e il petto.

Il nostro corpo attinge alla vitamina D anche attraverso l’alimentazione e, a tal proposito, le fonti principali possono essere di origine animale o vegetale. Per quantità di vitamina D contenuta, l’olio di fegato di merluzzo rappresenta la fonte più rinomata ma un eccellente apporto è garantito anche dalla rucola.

 
Controllare i livelli di vitamina D
La misurazione dei livelli di vitamina D è una pratica salutare particolarmente indicata per gli anziani, meno efficienti nella sua produzione, e donne che si avvicinano alla menopausa, al fine di prevenire osteoporosi e osteopenia.