Stanchezza associata a carenze nutrizionali

Stanchezza associata a carenze nutrizionali
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La stanchezza è un problema che colpisce quasi tutti almeno una volta nella vita. Escludendo naturalmente tutti i casi in cui la stanchezza è da problemi medici gravi, si tratta di un problema che può essere risolto curando due aspetti della propria vita: l’alimentazione e l’utilizzo di rimedi naturali.

 

Il segreto è nella dieta bilanciata

Per quanto riguarda l’alimentazione, uno dei capisaldi della nostra dieta dovrebbe essere costituito dalle proteine nobili, ovvero quelle che si trovano nella carne, nel pesce e nelle uova. Tutte e tre queste categorie di alimenti sono ugualmente importanti, anche se hanno caratteristiche diverse; le uova, ad esempio, hanno tutti gli amminoacidi essenziali e sono ben digeribili, e per questo motivo si prestano bene ad essere consumate con regolarità, anche a colazione. Diversi studi hanno inoltre dimostrato che, contrariamente alla credenza popolare, il consumo di uova non è correlato al livello di colesterolo nel sangue. Il pesce, essendo particolarmente digeribile, è adatto in particolare per la cena. Anche la carne rossa, se mangiata con moderazione, ha il suo posto nella dieta per il suo elevato contenuto in ferro e proteine nobili.

La carenza di ferro, infatti, può essere una delle cause della stanchezza, specialmente nelle donne in età fertile e quando si accompagna a sintomi come pallore e caduta dei capelli. In questo caso, prima di ricorrere agli integratori è possibile aumentare il proprio consumo di alimenti ricchi di ferro come le uova, la carne rossa, la bresaola, i crostacei, il tonno e lo sgombro. Un modo per aumentare l’assorbimento di ferro nel sangue consiste nell’aggiunta di acido citrico, che ne facilita l’ingresso nel nostro organismo: per questo motivo, può essere utile condire la propria bistecca o la bresaola con del succo di limone.

Infine, è possibile aggiungere alla propria alimentazione anche degli alimenti poco comuni, come le alghe o i germogli: le prime, comuni nella cucina asiatica ma ancora quasi sconosciute in quella italiana, possono essere facilmente reperite in qualsiasi negozio biologico. Sarà sufficiente reidratarle e utilizzarle crude o cotte, nell’insalata o nei piatti a base di pesce; ricordate però che, a causa del loro elevato contenuto in iodio, il loro consumo non è consigliabile per coloro che soffrono di ipertiroidismo. I germogli, invece, sono ricchissimi di vitamine e sali minerali e possono essere comodamente prodotti a casa propria: sarà sufficiente acquistare un germogliatore e i semi che preferite – soia, grano saraceno e così via.

Dopo avere curato l’alimentazione è importante pensare anche ai rimedi naturali: uno dei migliori in questo senso è il ginseng, che può essere assunto come tisana o tintura madre – evitate il caffè al ginseng! – e ha una funzione energizzante e rivitalizzante. Ricordate però che non può essere assunto insieme ad alcuni tipi di farmaci, come gli anticoagulanti. Per coloro che non possono assumere ginseng l’opzione migliore è costituita dal ginseng siberiano, che ha proprietà simili al ginseng ma può essere consumato in ogni caso.

Infine, tra gli altri rimedi naturali troviamo anche gli oligoelementi – rame, oro, argento. Si tratta di elementi indispensabili per il nostro organismo, che possono essere assunti in capsule partendo da un dosaggio di 2-3 capsule al giorno per poi arrivare a 1 capsula a giorni alterni prima di sospendere definitivamente l’integrazione.

 

Per approfondire l’argomento:

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