Spossatezza da Long Covid, gli effetti della sindrome post-Covid-19

 
 

Il 2020 per il mondo intero è stato un anno segnato in tutte le sue stagioni dal Coronavirus. A partire dalla sua diagnosi nei primi mesi invernali dell’anno, passando per la tregua apparente (quanto meno in Italia) del periodo estivo, fino alla fase di recrudescenza registrata in autunno-inverno. Oggi esiste una speranza di via d’uscita e ritorno alla normalità data dai vaccini, ma per molti che hanno contratto la malattia liberarsene non è affatto facile. È stata, infatti, diagnosticata a persone che hanno contratto il virus e si sono poi negativizzate, quella che i medici chiamano sindrome post Covid-19 o long Covid.

Da studi effettuati risulta che la sindrome si presenti indipendentemente dalla gravità con cui si è sviluppata l’infezione. È stata, infatti, riscontrata sia in persone che hanno manifestato forme gravi della malattia sia in altre che, invece, l’hanno sviluppata in forme lievi, senza necessità di ospedalizzazione. Inoltre, sembra distribuirsi uniformemente tra le varie fasce di età e persistere anche molto tempo dopo la guarigione.

I sintomi riscontrati nella maggior parte dei pazienti considerati affetti da long covid sono molto simili e riguardano sia il corpo che la mente. Spossatezza, debolezza muscolare e affanno i più diffusi (risultano presenti in oltre il 50% dei casi analizzati). La stanchezza (o astenia) in particolare, può essere un campanello di allarme sia di una fibrosi polmonare o della compromissione della funzione cardiaca, sia del conseguente impatto sconvolgente e devastante che la malattia ha sulla sfera morale e sull’aspetto cognitivo, oltre che sull’organismo.

Frequenti, inoltre, sono anche i disturbi della sfera psichica rilevati: oltre il 20% dei guariti dal covid presenta un vero e proprio disturbo post traumatico da stress. Disturbi del sonno, ansia e depressione sono, infatti, stati riscontrati in media nel 25% dei pazienti analizzati.

Un ulteriore sintomo diffuso è, poi, legato ad una sorta di deficit cognitivo che comporta per chi ne soffre problemi di memoria e difficoltà a pensare con chiarezza: problematiche effettivamente riscontrate da neurologi e psichiatri in questi pazienti mediante la somministrazione di opportuni test psicologici.

Molti sono gli studi in corso sul monitoraggio degli effetti di breve e lungo termine della malattia nell’organismo umano. Alla ricerca, che è solo agli albori, vengono affiancate azioni immediate per fronteggiare quelli che, dati alla mano, risultano essere universalmente riconosciuti come sintomi più diffusi e condivisi: sono, infatti, previsti per i pazienti affetti da long covid programmi di riabilitazione e supporto nutrizionale mediante i quali fronteggiare la perdita di massa muscolare, e percorsi mirati per supportare la risoluzione delle problematiche che coinvolgono la sfera psichica.

Da studi effettuati, infine, risulta che la qualità di vita dei reduci del coronavirus sia in generale peggiorata. Fondamentale è, quindi, che queste persone, specie quelle colpite dalle forme più gravi che hanno richiesto un ricovero in rianimazione o che hanno avuto bisogno di ossigenoterapia, vengano sottoposti a controlli multiorgano per valutare da un lato, eventuali impatti (che al momento sembrerebbero rari) su altri organi, e dall’altro, la persistenza di alcuni sintomi specifici, in primis, stanchezza intensa ed affanno che potrebbero ricondurre ad una diagnosi di long covid.

 
 

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Una risposta

  1. Agnese ha detto:

    Io sarò stata fortunata, ho avuto il Covid e per due settimane solo un pò di raffreddore e leggera febbre. Mi sono curata a casa, tutti questi sintomi nel lungo periodo non li ho mai avuti, eppure sono già passati 6 mesi. Mio marito invece si sente ancora fiacco, dice che è per il corona virus.