CFS, una malattia difficile da diagnosticare

CFS, una malattia difficile da diagnosticare
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La stanchezza cronica o CFS è una malattia osservata per la prima volta negli anni ‘30, e successivamente ridefinita nel 1994 da un gruppo di studio internazionale con le seguenti caratteristiche: si tratta di una patologia che si presenta con una fatica cronica persistente, che dura almeno sei mesi indipendentemente dal riposo e che provoca una sostanziale diminuzione delle attività lavorative, sociali e personali dell’individuo che ne soffre. Devono essere presenti almeno quattro dei seguenti sintomi, sempre per sei mesi: faringite, dolore ai linfonodi cervicali o ascellari, dolori muscolari o articolari non accompagnati da edema e infiammazione, cefalea, sonno non ristoratore e debolezza in seguito all’esercizio fisico.

 

Come curare questa malattia

Si tratta di una malattia difficile da diagnosticare, perché viene diagnosticata per esclusione; ciò significa che prima di potere formulare la diagnosi devono essere escluse tutte le altre possibili patologie che possano giustificare i sintomi del paziente come l’epatite, la schizofrenia, la depressione, i tumori e molte altre. Si stima che in Italia vi siano dalle 200.000 alle 300.000 persone colpite da CFS, per lo più giovani: dal momento che la maggior parte delle persone colpite non riesce a continuare la propria attività lavorativa o il proprio percorso di studi, si tratta di una malattia che ha un’influenza molto importante su chi ne soffre.

E’ una patologia la cui prognosi varia moltissimo tra un paziente e l’altro: alcuni infatti migliorano spontaneamente, mentre in altri la CFS ha un andamento ciclico, con miglioramenti e peggioramenti. In altri ancora la malattia persiste per diversi anni in modo stabile.

 

Ad oggi non esiste una cura definitiva per la sindrome da stanchezza cronica, né sono chiare le cause di questa patologia. L’istituto Tumori di Aviano ha però compiuto diversi studi volti a trovare nuovi metodi di diagnostica per immagini che possano rilevare la malattia e a valutare l’eventuale collegamento della sindrome con i tumori maligni. Inoltre, nel 2013 l’istituto ha compiuto uno studio su 741 pazienti, ai quali sono stati somministrati immunoglobuline e farmaci antivirali, ottenendo dei discreti risultati: un terzo dei pazienti hanno infatti avuto un miglioramento dei sintomi, arrivando talvolta anche alla guarigione.

Sebbene non porti sempre alla guarigione, infatti, l’intervento farmacologico mirato può attenuare di molto i sintomi permettendo al paziente di condurre una vita pressoché normale. Un altro approccio che si è rivelato promettente consiste nelle modifiche dello stile di vita, adottando una dieta sana ed evitando tutte le forme di stress, arrivando a concedersi momenti di riposo assoluto nei casi in cui l’organismo lo richiede. Può inoltre essere d’aiuto l’utilizzo di integratori come il ginseng o il ginseng siberiano, che hanno un noto effetto energizzante.

Oltre alla CFS esistono anche altre cause di stanchezza cronica: essa può infatti derivata da varie cause organiche come l’ipotiroidismo o la deficienza della ghiandola surrenale, dallo stress, dalla depressione oppure dalla presenza di un’altra malattia più importante come un tumore. Dal momento che ogni tipo di stanchezza viene trattata con una terapia diversa, è importante fare tutti gli esami necessari per capire la causa del proprio malessere.

 

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